Quattordici avvisi di garanzia ed un’accusa gravissima: disastro ambientale con gravi «conseguenze per la salute pubblica». E’ l’esito dell’inchiesta della Procura di Napoli, firmata dal pool di magistrati guidati dal procuratore capo Giovandomenico Lepore e dai sostituti procuratori Milena Cortigiano, Luigi Esposito e Pasquale Ucci che hanno messo nel mirino dirigenti, amministratori e gestori dell’ex Consorzio rifiuti Ce4 e, poi, del Consorzio unico delle province di Napoli e Caserta.
L’inchiesta ha come oggetto la gestione delle due discariche di Parco Saurino a Santa Maria la Fossa, che, stando alle risultanze delle indagini, hanno provocato l’inquinamento dei terreni circostanti ed anche dei Regi Lagni. Nei giorni scorsi sono stati recapitati quattordici avvisi di garanzia a personaggi eccellenti della provincia di Caserta, che hanno ricoperto ruoli di vertici all’interno del Consorzio rifiuti. Gli avvisi di garanzia sono stati recapitati a Biagio Giliberti, prefetto, ex commissario della provincia di Caserta,, in qualità di responsabile dell’articolazione di Caserta del Consorzio unico dein rifiuti dal 9 marzo 2009 al 30 aprile 2009; Giuseppe Valente, amministrazione delegato e direttore generale del Consorzio Ce4 fino al 7 novembre 2006; Isidoro Perrotta, dirigente dell’area tecnica e responsabile degli impianti del Consorzio; Sebastiano Izzo, coordinaatore tecnico del Consorzio Unico; Emilia Tarantino, vice prefetto, in qualità dii commissario prefettizio del Consorzion Ce4 dal 26 gennaio 2007 al 7 febbraio 2008; Alberto Stancanelli, responsabile unico del Consorzio unico di bacino dal 24 luglio 2008 al 29 dicembre 2008; Enrico Fabozzi, consigliere regionale ed ex sindaco di Villa Literno, presidente del consorzio unico di bacino dal 29 dicembre 2008 all’aprile del 2009; Enrico Parente, presidente dell’assemblea dei sindaci del Consorzio unico dall’aprile 2009 al dicembre 2009; Antonio Scialdone, direttore generale del Consorzio unico di bacino dal 22 aprile 2009 al 15 gennaio 2010; Gianfranco Tortorano, commissario liquidatore del Consorzio unico dal 9 marzo 2010 all’8 novembre 2010; Domenico Pirozzi, commissario liquidatrore del Consorzio unico dall’8 novembre ad oggi (è ancora in carica); Antonio Reho, generale dei carabinieri, responsabile del Consorzio Ce4 dal 30 luglio 2008 al 29 agosto 2008; Achille Foggetti, generale dei carabinieri, responsabile del Consorzio Ce4 dal 30 agosto 2008 al marzo 2009; GiuseppeVenditto, responsabile dell’articolazione di Caserta del Consorzio Unico dal 22 aprile 2009 al 15 gennaio 2010. Gli indagati sono difesi dagli avvocati Giuliana Arpa', Giuseppe Stellato e Mario Griffo. Secondo il pool di magistrati della Procura di Napoli, gli indagati «gestivano non vconformemente alle prescrizioni imposte dalla normativa vigente le discariche denominate Parco Saurino I e Parco Saurino II, ubicate nel Comune di Santa Maria la Fossa, affidate alla gestione degli stessi nelle qualità di dirigenti, commissari ed amministratori» del Consorzio rifiuti. E perchè, inoltre, «non provvedevano a recuperare e smaltire correttamente il percolato prodotto dalle discariche; percolato che, all’atto degli accertamenti, tracimava dalle vasche di raccolta, dalle vasche scavate nel terreno, prive di impermealizzazione, e dalle canalette delle discariche ed invadeva le aree adiacenti, formando grosse pozzanghere che, a loro volta, ruscellavano nella canaletta di raccolta delle acque piovane per poi invadere terreni circostanti ed il canale attiguo alla strada denominata via Pietrorotonda, che a sua volta si immette nei Regi Lagni, e lo abbandonavano in modo incontrollato». Inoltre, i quattro magistrati del pool di Napoli li accusano anche di omissioni in atti di ufficio, perchè «nelle qualità e con la condotta descritta, quali incaricati di un pubblico servizio, omettevano indebitamente un atto del loro ufficio che doveva essere compiuto senza ritardo per ragioni di igiene e sicurezza, non ottemperando all’esecuzione finale, messa in sicurezza e realizzazione di coperture atte ad impedire l’infiltrazione delle acque meteoriche nel corso delle discariche e la diffusione del biogas in atmosfera». E sottolineano i magistrati che «tale attività» si sarebbe dovuta effettuare «con le somme accantonate nel periodo di funzionamento degli impianti, come da ordinanza prefettizia del 30 marzo 2001» seguita dalle ordinanze «del sub commissario di governo nel 2002, 2003 2 2004». Ancora piu’ grave il terzo punto del capo accusatorio, visto che i maganer vengono accusati di aver «consentito l’avvelenamento delle falde acquiferre in un’ampia area circostante le discariche». Inoltre, sempre i manager non hanno provveduto «all’esecuzione della fase di gestione ost mortem delle discariche, con sistemazione finale, messa in sicurezza e realizzazione di coperture atte ad impedire l’infiltrazione delle acque meteoriche nel corpo delle discariche e la diffusione di captazione e smaltimento del biogas, provocando emissioni in atmosfera, senza essere in possesso delle prescritte autorizzazioni». Ed infine, i quattordici indagati sono accusati per aver «cagionato un grave disastro ambientale costituito dall’inquinamento irreversibile del sito e dell’area circostante le discariche e delle falde acquifere, con ricadute sul ciclo produttivo agricolo ed alimentare e conseguenze per la salute pubblica».
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