mercoledì 16 maggio 2012

AUTOVELOX - ANCHE LA CORTE COSTITUZIONALE DA RAGIONE ALLE TESI DE IL RICORSO.IT

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E' un'altra vittoria de Il Ricorso.it "ancora una volta uno dei massimi organi di Giustizia Italiana da ragione alle nostre tesi" - a dichiararlo è Stefano Montone presidente del dipartimento difesa consumatori della Onlus Fiume Volturno IL RICORSO.IT (www.ilricorso.it).


Continua Montone: "Basta con i trucchetti di comuni e ditte private che affittano a cottimo gli apparecchi guadagnano ingenti somme da soldi che dovrebbero andare al 100% alla pubblica amministrazione"




NELLO SPECIFICO


Dopo le innumerevoli sentenze dei giudici di pace  che danno ragione agli automobilisti, anche a seguito di perizie tecniche, e dopo le sentenze della Cassazione di medesimo segno su casi analoghi, con ordinanza n. 60 dello scorso 19 marzo anche la Corte Costituzionale ha ribadito chiaramente che gli autovelox fissi possono essere installati esclusivamente su quelle strade che possiedono le caratteristiche minime previste dal Codice della Strada, senza che i Comuni -con l’avvallo di Prefetti compiacenti- possano arbitrariamente derogarvi adducendo come giustificazione la necessità “funzionale” di garantire la sicurezza. 

Insomma niente piu' apparecchi in centro cittadino (vadasi su tutti Firenze, Torino, Sesto Campano ecc) ne su stradine di campagna ecc.

La pronuncia della Corte verte sulla legittimità di quell’articolo di legge (4, comma 1, secondo periodo, del d.l. n. 121 del 2002) che limita l’uso degli autovelox fissi solo ad alcuni tipi di strade che abbiano le caratteristiche minime dettate dall’art. 2 del Codice della Strada. Ad esempio, all’interno dei centri urbani, tali autovelox possono essere installati solo su “strade di scorrimento” che, per essere classificate tali, devono rispettare i seguenti criteri: presenza di una banchina pavimentata a destra, semafori ad ogni intersezione, parcheggi ai lati della carreggiata chiusi e con accesso concentrato. Criteri che mancano sui viali fiorentini, ma che il Comune si ostina a ignorare sostenendo di poter operare la classificazione anche in loro assenza (quindi in via del tutto arbitraria).
Ebbene, la Corte Costituzionale esclude proprio che i Comuni possano collocare autovelox fissi sulle proprie strade se non dove quelle caratteristiche sono soddisfatte. La questione era stata sollevata proprio da un Giudice di Pace di Firenze, il quale ipotizzava che tali criteri producessero “una disparità di trattamento”, in quanto analoghe infrazioni commesse in Comuni diversi “sarebbero sanzionate solo in alcuni casi e non in altri, a seconda della classificazione della strada sulla quale l’infrazione ha luogo”. Non sappiamo se il giudice fiorentino abbia agito su istanza del Comune, ma è evidente che le tesi dell’Amministrazione locale sono prive di fondamento. 
La Corte ha infatti dichiarato manifestamente infondata la questione sollevata, poiché “le diversità riscontrabili a proposito dell’obbligo della contestazione immediata, dipendono dalle differenti condizioni che caratterizzano i diversi tratti di strada” così come disciplinate dalla legge, non sussistendo in capo ai Comuni alcun margine di classificazione “funzionale”. Era chiara sul punto già l'ordinanza n. 307 del 2006, che disponeva: “deve osservarsi come l'uso delle apparecchiature suddette non sia affatto rimesso all'arbitrio dell'amministrazione, essendo predeterminati sia i casi, che le sedi stradali, interessati dall'utilizzazione degli strumenti de quibus, secondo quanto stabilito dall'art. 4 del decreto-legge 20 giugno 2002, n. 121”. 
Ribadiamo che per rendere più sicuri i viali fiorentini sarebbero necessari degli interventi strutturali che li trasformino in strade di scorrimento. Ma è evidente che il Comune non intende affrontare le spese necessarie a garantire realmente la sicurezza sui viali, preferendo di continuare a riscuotere multe illegittime.
Al cittadino illegittimamente sanzionato, in assenza di un intervento della Procura della Repubblica che continua a tacere dinnanzi alla flagrante illegalità di una Pubblica Amministrazione, non rimane che impugnare individualmente i verbali dinnanzi al giudice di pace. 




conclude Stefano Montone: "E' ora che scenda in campo anche la Magistratura penale non solo per accertare irregolarità degli apparecchi ma anche per chiarire le posizioni di alcuni Giudici di Pace di remoti paesini che hanno rigettato i ricorsi degli automobilisti con sentenze assai dubbie - o sono incompetenti o in mala fede" 

martedì 15 maggio 2012

Equitalia: busta con proiettili trovata a Milano e indirizzata a sede Varese

Milano, 14 mag. (Adnkronos) - Una busta contenente tre proiettili calibro 9 e' stata trovata oggi pomeriggio a Milano nell'ufficio postale di smistamento di via Cristina Belgioioso nel quartiere di Quarto Oggiaro. La busta era indirizzata alla sede di Equitalia Varese e, oltre ai tre proiettili, conteneva un foglio su cui, a mano, vi era scritto: "questi sono tanti come il popolo sovrano", senza alcuna firma.

lunedì 14 maggio 2012

FALSA BOMBA A CASTELVOLTURNO


Falso ordigno nel Casertano, 'colpiremo Capo dello Stato'

(ANSA) - CASERTA, 14 MAG - Un finto ordigno, formato da una bombola a gas, una bottiglia e alcuni fili ma senza alcun innesco, con un cartello con su scritto ''Colpiremo dieci volte il Capo dello Stato'', e' stato rinvenuto questa mattina a Castel Volturno (Caserta) a poche centinaia di metri dall'istituto alberghiero in via Parchetti San Rocco.


Alcuni residenti hanno allertato i carabinieri della compagnia di Mondragone, giunti poco dopo sul posto con il personale del nucleo artificieri dell'Arma.(ANSA).

Imprenditore Milano suicida in Piemonte


Ancora da chiarire cause.Colpo pistola a testa.Trovato biglietto

14 maggio, 23:07(ANSA) - GIAGLIESE (VERBANIA), 14 MAG - Un imprenditore milanese si è ucciso sparandosi un colpo di pistola alla testa nella sua auto. A Giagliese,un piccolo paese affacciato sul lago Maggiore, in una strada nel bosco. In questa zona vivono i genitori. Mario Sacco, 50 anni, titolare della ditta di costruzioni ''RM2'', e' stato trovato da una persona che passeggiava con il cane. Vicino al corpo e' stato trovato un biglietto. Si citano persone ma non si spiegano i motivi del gesto che, al momento, restano da chiarire.

Vicino tomba De Pedis altre ossa umane


Trovate in una cassetta accanto alla bara, in corso l'esame sull'ossario di Sant'Apollinare

14 maggio, 20:33

 

E' di Renatino De Pedis il corpo tumulato nella cripta della Basilica di Sant'Apollinare: lo dicono le impronte. Ma per analizzare altre ossa trovate nella cripta ci vorranno settimane. E il giallo sulla scomparsa di Emanuela Orlandi sembra non finire.
Trentadue anni dopo essere stato ucciso in una guerra tra malavitosi, la bara del boss della Banda della Magliana Enrico,'Renatino', De Pedis è stata finalmente aperta. Di Emanuela Orlandi, la figlia di un dipendente del Vaticano scomparsa nel1983 all'età di 15 anni, nessuna traccia nel loculo. Ma glialtri resti ossei trovati saranno esaminati. Perché, come ha precisato il procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone, l'attività investigativa "é finalizzata alla ricerca deiresti di Emanuela Orlandi".
Un'iniziativa, quella di aprire la tomba, maturata al termine di un complesso iter giudiziario ed auspicata un po' da tutti,in particolare dal momento in cui, nel corso del programma "Chi l'ha visto", nel settembre 2005, una telefonata anonima suggerì di "vedere cosa c'é nella tomba". Perfino il Vaticano, per anni poco collaborativo con la magistratura italiana, aveva dato il via libera. Una vicenda che ha mobilitato magistrati, dirigenti della squadra mobile, gli avvocati della famiglia De Pedis, Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, e gli esperti della scientifica incaricati di procedere agli accertamenti finalizzati allaricerca dei resti della ragazza. Un primo punto, tuttavia, è stato raggiunto: la salma custodita in una stanza della cripta della basilica di Sant'Apollinare è di De Pedis.
L'accertamento è stato eseguito sotto un tendone nel cortile dell'edificio che ospita la pontificia università Santa Croce, adiacente la basilica. Gli esperti che hanno esaminato il cadavere, ben conservatograzie ai tre strati che compongono il sarcofago, hannoverificato, tramite gli esami dattiloscopici, che si trattaproprio del capo dell'organizzazione che terrorizzò la capitalenegli anni settanta e ottanta. Vestito blù, camicia biancaingiallita: questi gli abiti indossati da De Pedis. All'internodella bara non c'era altro. Inutile, a questo punto, il test del dna, preso in esame in un primo momento se le condizioni delcadavere non avessero consentito l'immediata identificazione. Poi i resti ossei vicino alla bara e gli altri trovati all'interno di cassette probabilmente risalgono anche a 200-300anni fa: la basilica infatti ospitava un cimitero prenapoleonico. Gli esami macroscopici daranno risultati precisi,anche se già ad occhio nudo è possibile stabilire quali sianole ossa più antiche.
Un lavoro, comunque, lungo. Ci vorrà almeno una settimana prima che sia completato. I resti di De Pedis, per il momento, rimangono aSant'Apollinare. Quando l'iter si concluderà - ha dichiarato l'avvocato Lorenzo Radogna, legale di Carla Di Giovanni, vedova del boss - il cadavere sarà tumulato nella cappella di famiglia al Verano o cremato. "La signora Di Giovanni - ha aggiunto -non ha ancora deciso". Il Vaticano ha valutato "estremamente positiva l'iniziativa della magistratura" di ispezionare la tomba "affinché vengano compiuti tutti i passi possibili per lo svolgimento e la conclusione delle indagini". Il direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, ha sottolineato che "per parte sua la magistratura può continuare a contare sulla piena collaborazione delle autorità ecclesiastiche".

MARADONA NON FU UN EVASORE FISCALE, LA NOTIFICA DELLA CARTELLA ESATTORIALE ERA NULLA



FONTE: Massimiliano Gallo - L'INKIESTA
Difendere Diego è tempo perso. Lui è il male, e basta. Quindi mi consegno a voi lettori. Ma ve lo devo raccontare lo stesso. Maradona è solo vittima della burocrazia. La cartella esattoriale non gli fu mai notificata. Lui non era più a Napoli e il messo scrisse: “Sconosciuto”. A Napoli! Careca e Alemao, accusati dello stesso reato, si difesero e vinsero il processo.  
Caro Diego, rassegnati. Nessuno ascolterà la tua storia, nessuno ti concederà trenta secondi del suo tempo per ascoltare la favoletta che sei una vittima del fisco. Tu, il male assoluto, l’incarnazione del demonio, colui il quale ha venduto l’anima al diavolo in cambio di non so quanti grammi di quella polvere bianca. Tu che hai sempre barato. Nella vita e su un campo di calcio.
Rassegnati, caro vecchio Diego. E non ti illudere. Queste righe a nulla serviranno. Sono le righe di un napoletano, tifoso del Napoli. Uno di quelli che ha pianto e gioito per te. Ah ah, li senti? Io li sento, ti assicuro. Ridono, ridono forte. Tu sei un evasore, un imbroglione, un ladro, un furfante, un meschino. Tu sei il male, Diego. Ci sono poche certezze in questa vita e ti prego di non creare instabilità in un momento già particolarmente difficile.
Ogni tanto la tua storiella sulle tasse evase viene fuori, i tuoi debiti col fisco - che non ricordo più a quanto siano ammontati - balzano in prima pagina. Non volesti riconoscere tuo figlio, figuriamoci pagare le tasse. Ok, va bene, faccio come vuoi tu. Ora gliela racconto questa storiella. Ma ti avviso, è tutto inutile. Perché non ci crederanno.
Comunque andò così. Andò che tu lasciasti Napoli nel marzo del 1991, scappando come un ladro: eri stato trovato positivo all’antidoping. Ti imbottivi di coca, caro Diego. E qualche mese dopo, il 29 ottobre, un messo notificatore dell’Agenzia delle Entrate bussò alla porta di quella che per sette anni fu la tua casa e la nostra stella polare. Via Scipione Capece, quartiere Posillipo. Non ti trovò. Il portiere della palazzina, mistero, non c’era. E che cosa scrisse il messo su quella cartella accanto al tuo nome? “SLOGGIATO, SCONOSCIUTO”.
Roba da sbellicarsi dalle risate, Diego. Tu sconosciuto a Napoli. Un po’ come dire Batman sconosciuto a Gotham City. Oppure, chessò, Robin Hood sconosciuto nella foresta di Sherwood. Eppure quel messo scrisse così. Imprimendo a quella cartella il sigillo che l’avrebbe consegnata nelle inesorabili maglie della giustizia tributaria italiana.
Di che cosa eri accusato, Diego? Sì, lo so, lo devo raccontare io. Eri accusato di evasione fiscale. Perché il contratto che ti legava al Napoli era diviso, se così possiamo dire, in due tronconi. E uno dei due era relativo ai diritti d’immagine che venivano pagati all’estero. Per lo Stato italiano era una pratica illegale. Allora. Ma qualcuno, anni dopo, dimostrò che non era così. Come lo dimostro? Vincendo un processo, Diego. Vuoi sapere chi? Ma tu lo sai, Diego. Si chiamavano e si chiamano Careca e Alemao, tuoi compagni di squadra. Furono accusati di evasione come te, per i diritti d’immagine pagati all’estero. Ma a loro il messo li trovò. Andarono dall’avvocato, e si sottoposero a regolare processo. E lo vinsero, Diego, LO VINSERO.
Ti stai illudendo, lo so. In cuor tuo, ti stai illudendo. Ma io te l’ho detto che non servirà a niente. Perché per lo Stato italiano tu hai un tempo a disposizione per difenderti dalle accuse del Fisco. Una volta scaduto il termine, sei fritto. La macchina è partita e tu devi solo subire. Sei un evasore e basta. E non avrai mai la possibilitò di difenderti. Quella notifica andava contestata entro il termine utile.
Ci hanno provato a difenderti. Ci hanno provato l’avvocato Siniscalchi e il commercialista Giuseppe Pedersoli (quel folle che insieme col giornalista Luca Maurelli questa assurda storia l’ha raccontata in un libro, “L’oro del Pibe”). Ci hanno provato, ma il processo nel merito non si può svolgere più. La giustizia tributaria, da noi, funziona così. L’unica soluzione era dimostrare la nullità di quella notifica. Ma lo Stato ha detto no. Sempre.
Anche perché, caro Diego, ti immagini a dire dall’oggi al domani che sei solo vittima della burocrazia? Dai, anche tu, che figura ci faresti? Suvvia, il demonio deve avere una sua dignità. Magari, una cosa potresti farla. Almeno smettila di circondarti di persone che fanno solo il tuo male. L’ultimo è quest’avvocato napoletano, Angelo Pisani: ti ha fatto dire che hai pensato al suicidio perché perseguitato dal fisco. Io lo so che tu non c’entri niente, ma è possibile che dopo tutti questi anni non hai ancora capito che in tanti utilizzano il tuo nome per farsi pubblicità?
E vabbè, caro Diego, io ho finito. La storiella l’ho spiegata. Ma che vuoi che sia un’ingiustizia di fronte al ruolo che il mondo ti ha assegnato? In fondo, anch’io vorrei avere un debito di non so quanto col fisco e aver preso il pallone dalla mia metà campo e averlo messo nella porta di quegli stramaledetti inglesi. Come? Prima ne avevi segnato uno con la mano? Ma allora davvero sei un imbroglione, Diego. Hanno ragione, sei un evasore. Paga le tasse

Scandalo assicurazioni, al Sud meno incidenti ma polizze più care


I risultati dell'indagine condotta da SuperMoney sui dati negli ultimi cinque anni

I cittadini del Sud, alla guida, sono più virtuosi dei guidatori del Nord, eppure continuano a pagare tariffe Rc Auto ben più salate. Lo rivela un'indagine condotta da SuperMoney, portale per il confronto dei preventivi delle assicurazioni auto, che dimostra come negli ultimi 5 anni i guidatori residenti al Sud hanno fatto meno incidenti di quelli del Nord e Centro ma continuano a sostenere costi assicurativi ben più onerosi. Al Sud il prezzo medio di una polizza per chi non ha fatto alcun incidente negli ultimi 5 anni è di 1.456 euro all'anno, al Centro si scende a 1.119 euro e al Nord si arriva a 'soli' 920 euro. Una discrepanza evidente, nonostante i guidatori del Sud abbiano negli ultimi 5 anni fatto meno incidenti. Secondo lo studio condotto da SuperMoney, tra i guidatori residenti al Sud soltanto l'11% ha fatto un incidente per colpa negli ultimi 5 anni, al Nord questa percentuale è pari al 12,7%, mentre al Centro sale al 15,1%. Da questi dati - afferma lo studio - emerge "come gli automobilisti meridionali siano i meno indisciplinati d'Italia: ciononostante, il prezzo medio di una polizza, nelle regioni del Sud, arriva a essere fino a tre volte superiore rispetto al prezzo assicurativo sostenuto dai cittadini del Nord". Dall'indagine emerge poi un altro aspetto non congruente. Se é vero che le tariffe Rc Auto, al Sud, sono più elevate in partenza, in caso di sinistro queste - pur restando ampiamente sopra le medie del resto d'Italia - non subiscono in percentuale rincari elevati.
Al Sud il prezzo medio di una polizza per chi ha fatto almeno un sinistro negli ultimi 5 anni sale a 1.565 euro (+6,37% rispetto a chi non ha fatto incidenti). Al contrario, al Centro e al Nord i prezzi delle polizze per chi ha fatto incidenti aumentano proporzionalmente molto di più. Al Nord l'automobilista che ha fatto un incidente pagherà il 13,78% in più rispetto all'automobilista virtuoso (la polizza sale da 920 a 1.074 euro) e al Centro pagherà l'11,91% in più (1.282 euro a fronte di 1.119). Insomma se al Centro e al Nord i costi assicurativi sono più proporzionati alla virtuosità del guidatore, al Sud ci sarebbe quasi una convenienza a fare incidenti. In realtà - osservano da SuperMoney - qui è evidente che "al Sud il costo dell'assicurazione non è tanto determinato dalla sinistrosità del singolo guidatore, quanto piuttosto dal luogo della residenza". "Il fatto che la localizzazione geografica sia il fattore più semplice da considerare, non è il più corretto - osserva Andrea Manfredi amministratore delegato di SuperMoney -. Sarebbe opportuno che la Corte di Giustizia Europea desse uno stimolo nuovo a tutto il settore, non solo impendendo la tariffazione sul sesso dell'assicurato come ha già fatto, ma anche impedendo le differenziazioni di prezzo sulla semplice variabile geografica".

fonte: Metropolis